Tesori di Missione - Archivio Storico Comboniane

ARCHIVIO STORICO COMBONIANE

TESORI DI MISSIONE

Gli Oggetti che Raccontano una Storia

In collaborazione con il Centro Comunicazione Comboniane

Benvenuti nel viaggio sonoro attraverso la nostra storia

Questa guida audio vi accompagnerà nella scoperta dei tesori custoditi nell'Archivio Storico delle Suore Missionarie Comboniane. Ogni oggetto racconta una storia di fede, coraggio e dedizione che attraversa continenti e generazioni.

Nota per l'accessibilità: Cliccando sui titoli delle sezioni potrete visualizzare il testo completo della narrazione, per facilitare la fruizione a chi ha problemi di udito.

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INTRODUZIONE

Benvenuti all'Archivio Storico delle Suore Missionarie Comboniane a Cesiolo e al nostro podcast "Tesori di Missione", realizzato in collaborazione con il Centro Comunicazione Comboniane.

Oggi vi guideremo tra i preziosi reperti custoditi in questo Archivio, piccoli frammenti di vita che narrano una grande storia di fede, coraggio e dedizione. Ogni oggetto che vedrete ha attraversato il tempo per portarci una testimonianza viva di chi ci ha preceduto.

Benvenuti a "Tesori di Missione", un viaggio sonoro che vi guiderà tra i preziosi reperti custoditi nell'Archivio, piccoli frammenti di vita che narrano una grande storia di fede, coraggio e dedizione. Ogni oggetto esposto ha attraversato il tempo per portarci una testimonianza viva di chi ci ha preceduto.

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DANIELE COMBONI - OGGETTI DI UNA VISIONE

Osservate questo orologio. Non è solo uno strumento per misurare il tempo, ma un compagno silenzioso che ha scandito i giorni di Daniele Comboni. Nato nel 1831 a Limone sul Garda, Comboni dedicò ogni minuto della sua vita all'Africa. "La Nigrizia o la morte" fu il suo motto.

Accanto all'orologio, potete vedere il suo porta-lezionario, utilizzato durante le celebrazioni. E questo semplice pezzo di legno? Proviene dalla sua casa in Sudan, dove visse gli ultimi anni della sua vita. Oggetti semplici che raccontano una straordinaria avventura missionaria.

Lo stemma che vedete, con il cuore e la croce, rappresenta visivamente il suo carisma. Nel 1864, mentre si trovava a Roma, Comboni concepì il "Piano per la rigenerazione dell'Africa", sintetizzato nella rivoluzionaria frase: "Salvare l'Africa con l'Africa." Per realizzare questa visione, fondò nel 1872 l'Istituto delle Pie Madri della Nigrizia.

In questa sezione sono custoditi gli oggetti personali di Daniele Comboni, fondatore delle Suore Missionarie Comboniane. L'orologio che scandiva le sue giornate, il porta-lezionario usato nelle celebrazioni, un semplice pezzo di legno proveniente dalla sua casa in Sudan. Oggetti semplici che raccontano la straordinaria avventura missionaria di un uomo che visse seguendo il motto: "La Nigrizia o la morte".

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LA COMUNICAZIONE MISSIONARIA

Passiamo ora a questi preziosi documenti stampati. Comboni comprese immediatamente l'importanza della comunicazione per sensibilizzare l'opinione pubblica europea sulla realtà africana. "Gli Annali del Buon Pastore" furono il primo strumento che utilizzò per raccontare le missioni, per condividere storie, successi e difficoltà del lavoro evangelizzatore in Africa.

Questa tradizione comunicativa continuò con le Pie Madri della Nigrizia che nel 1934 diedero vita alla rivista "Raggio". Come indica il nome stesso, "Raggio" voleva essere quella luce che esce dal cenacolo delle comunità missionarie per illuminare e connettere. Osservate questa prima copertina: il primo numero era addirittura manoscritto! Fu definito "un modesto fogliolino" destinato a tutta la congregazione e alle famiglie delle sorelle, per condividere notizie sulla vita missionaria.

Dal secondo numero si passò alla stampa e venne creata qui in Casa Madre una piccola tipografia domestica per la pubblicazione della rivista e delle prime biografie delle suore. "Raggio" ha un'importanza storica fondamentale: è la prima fonte documentaria consultabile sulla congregazione, colmando quel vuoto dal 1872 al 1934. Fino al 1958, quando nacque il bollettino ufficiale, "Raggio" fu la nostra principale fonte storica.

Con il passare del tempo e l'evolversi della società, "Raggio" si trasformò in "ComboniFem", una rivista più moderna che, mantenendo lo spirito originario, ha ampliato i suoi orizzonti. ComboniFem non si limitava a raccontare la missione, ma affrontava tematiche sociali contemporanee con particolare attenzione alla promozione della donna, all'ecologia e alla giustizia sociale. Nel 2022, dopo decenni di pubblicazione, è stato stampato l'ultimo numero di ComboniFem, segnando la fine di un'epoca ma non della missione comunicativa che continua attraverso nuovi canali digitali.

Nel 2023 fin'oggi questa tradizione prosegue con il blog multilingue "Comboni Sisters - Women Beyond Borders", che grazie alla collaborazione di tutte le suore nelle diverse missioni, continua a narrare la vita missionaria in varie lingue, creando una rete globale di condivisione di esperienze e testimonianze.

Dalla carta stampata degli "Annali del Buon Pastore" di Comboni, a "Raggio", a "ComboniFem", al blog digitale, fino al podcast che state ascoltando oggi: la comunicazione è sempre stata un elemento fondamentale del carisma comboniano, adattandosi ai tempi ma mantenendo intatto il desiderio di connettere mondi diversi.

Comboni comprese immediatamente l'importanza della comunicazione per sensibilizzare l'opinione pubblica europea sulla realtà africana. Dalla carta stampata degli "Annali del Buon Pastore" di Comboni, a "Raggio", a "ComboniFem", fino al blog digitale "Women Beyond Borders": la comunicazione è sempre stata un elemento fondamentale del carisma comboniano, adattandosi ai tempi ma mantenendo intatto il desiderio di connettere mondi diversi.

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INCONTRI TRA TRADIZIONI CRISTIANE

Fermiamoci ora davanti a questi preziosi libri etiopici scritti in Ge'ez. Come potete leggere sul cartellino, il libro nella custodia di pelle chiara è scritto a mano su pergamena ed è ad uso esclusivo dei preti ortodossi. Contiene preghiere e lodi alla Madonna. Il libro più grande, rilegato in pelle scura, contiene invece varie preghiere per cerimonie.

Questi testi, donati da Keshi Zereyohannes Ghebremariam, rappresentano un ponte tra diverse tradizioni cristiane. La Chiesa Ortodossa Etiopica è una delle più antiche al mondo, risalente al IV secolo, e ha preservato per secoli testi e tradizioni cristiane nella lingua liturgica Ge'ez.

Osservate anche le antiche chiavi esposte accanto ai libri. Simbolicamente, rappresentano l'apertura e il dialogo tra diverse confessioni cristiane che ha sempre caratterizzato l'approccio missionario comboniano.

Daniele Comboni, pur fedele alla sua missione cattolica, rispettava profondamente le tradizioni cristiane locali che incontrava. Questo spirito di dialogo ecumenico, all'epoca pionieristico, è stato poi raccolto dalle Suore Missionarie Comboniane che hanno sempre valorizzato l'incontro con altre tradizioni e culture come opportunità di arricchimento reciproco.

La presenza di questi preziosi oggetti nel nostro archivio testimonia come l'evangelizzazione non sia stata mai intesa come imposizione, ma come dialogo e incontro tra diverse espressioni di fede.

I preziosi libri etiopici scritti in Ge'ez e le antiche chiavi rappresentano un ponte tra diverse tradizioni cristiane. La Chiesa Ortodossa Etiopica è una delle più antiche al mondo, risalente al IV secolo, e ha preservato per secoli testi e tradizioni cristiane. Daniele Comboni, pur fedele alla sua missione cattolica, rispettava profondamente le tradizioni cristiane locali che incontrava, inaugurando uno spirito di dialogo ecumenico all'epoca pionieristico.

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SIMBOLI DI SPIRITUALITÀ

In questa vetrina sono custoditi oggetti di profondo significato spirituale. Osservate questo crocifisso: è simile a quelli che Comboni donava alle suore in partenza per l'Africa. È interessante notare che lui stesso volle progettare ogni dettaglio dell'abito e degli oggetti devozionali delle sue missionarie, trasformandoli in veri e propri programmi di vita.

Il crocifisso è appeso a un cordoncino rosso sangue - simbolo della disponibilità delle missionarie a dare la vita per la missione, fino al martirio. Comboni fu molto chiaro su questo simbolismo: quel rosso rappresentava la disponibilità a versare il proprio sangue per l'evangelizzazione dell'Africa. Anche i cinque bottoni rossi dell'abito avevano un significato preciso: rappresentavano le cinque piaghe di Cristo.

Inizialmente, Comboni non avrebbe voluto una divisa religiosa per le Pie Madri. Riteneva che le missionarie dovessero parlare la lingua del posto e vestire come le donne locali. Ma quando a Verona osò manifestare questa intenzione, la reazione fu tale che dovette accettare un vestito nero.

Però, con il suo senso pratico, capì che in Africa il nero era impraticabile per il rischio di insolazione. Così, mentre un suo missionario, Luigi Bonomi, si trovava in Francia, gli chiese di comprare a Lione un centinaio di metri di stoffa chiara, di colore "cinerino" (un grigio-azzurro molto chiaro). Quando le prime missionarie arrivarono a Berber, Comboni fece aprire i bauli con la nuova stoffa dicendo: "Adesso vi dimenticate dell'abito nero e vi preparate la divisa missionaria, per voi e per noi".

Abbiamo nell'archivio una commovente lettera di Teresa Grigolini a Madre Bollezzoli in cui spiega questo cambio d'abito, simbolo di quell'adattamento alle necessità della missione che caratterizza ancora oggi lo spirito comboniano.

La candela, altro oggetto esposto, simboleggia le parole che il fondatore ripeteva spesso: "Il missionario è come una candela che si consuma per illuminare gli altri."

Il crocifisso appeso a un cordoncino rosso sangue - simbolo della disponibilità delle missionarie a dare la vita per la missione, fino al martirio. I cinque bottoni rossi dell'abito con un significato preciso: rappresentavano le cinque piaghe di Cristo. La candela, simbolo delle parole che il fondatore ripeteva spesso: "Il missionario è come una candela che si consuma per illuminare gli altri." Oggetti semplici che incarnano una profonda spiritualità.

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MARIA BOLLEZZOLI - LA PRIMA MADRE

Questo fazzoletto apparteneva a Maria Bollezzoli, prima Superiora Generale delle Pie Madri della Nigrizia. Nata il 25 gennaio 1828 a Verona, aveva 46 anni quando accettò di guidare la nascente congregazione.

Donna di profonda spiritualità ed esperienza educativa, Maria non aveva mai pensato di diventare missionaria. Da giovane aspirava alla vita religiosa, desiderando entrare tra le Orsoline di Desenzano, ma essendo figlia unica non poteva lasciare i genitori. Per questo si dedicò all'educazione delle giovani nella sua parrocchia dei Santi Nazaro e Celso, collaborando con il parroco don Zefirino Agostini.

Prima di entrare nell'Istituto comboniano, Maria era un'Orsolina secolare, appartenente alla Pia Unione delle Sorelle Devote di S. Angela Merici, poi divenuta Compagnia delle Orsoline. Come "Orsolina esterna", viveva a casa propria ma condivideva pienamente l'impegno apostolico del gruppo, seguendo la spiritualità di Sant'Angela Merici dedita all'educazione della gioventù femminile. Nella Compagnia ricopriva il ruolo di assistente, occupandosi della formazione delle giovani e dell'organizzazione delle attività.

Questa esperienza apostolica, vissuta per molti anni, fu fondamentale nel prepararla alla responsabilità che avrebbe assunto più tardi. Quando Comboni cercava una guida per il suo istituto femminile, fu lei a dire quel "sì" che cambiò la storia. Il 6 settembre 1874 varcò la soglia della casa in Via Santa Maria in Organo "e non ne uscì più". Comboni, quando seppe della sua decisione, esclamò con gioia: "Ho trovato la donna di cui avevo bisogno!"

Pur non avendo mai visitato l'Africa, Maria Bollezzoli seppe infondere nelle sue figlie l'autentico spirito missionario, portando nell'Istituto delle Pie Madri della Nigrizia la ricca esperienza maturata come educatrice e la solida spiritualità acquisita come Orsolina.

Il fazzoletto di Maria Bollezzoli, prima Superiora Generale delle Pie Madri della Nigrizia, racconta la storia di una donna che a 46 anni accettò di guidare la nascente congregazione. Educatrice di giovani e membro della Compagnia delle Orsoline, non aveva mai pensato di diventare missionaria. Quando Comboni seppe della sua decisione, esclamò: "Ho trovato la donna di cui avevo bisogno!" Pur non avendo mai visitato l'Africa, seppe infondere nelle sue figlie l'autentico spirito missionario.

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TERESA GRIGOLINI - TESTIMONE FINO ALLA FINE

Tra le prime discepole di Maria Bollezzoli ci fu Teresa Grigolini, nata il 18 gennaio 1853 a Mambrotta, vicino Verona. Il 15 ottobre 1876, insieme alla Bollezzoli, fu tra le prime a pronunciare i voti religiosi.

Il 12 dicembre 1877 partì per l'Africa con un gruppo guidato dallo stesso Comboni. Dopo aver lavorato a Berber e Khartoum, divenne superiora provinciale a El Obeid. Ma il 19 gennaio 1883, durante la rivoluzione Mahdista, fu fatta prigioniera insieme ad altre consorelle.

Iniziò così un calvario di sedici anni. Teresa fu l'ultima a essere liberata, nel 1898. Nelle sue "Memorie della prigionia mahdista", che potete consultare nell'archivio, racconta con serena lucidità questa straordinaria testimonianza di fede.

Tra le prime discepole di Maria Bollezzoli ci fu Teresa Grigolini, che il 15 ottobre 1876 fu tra le prime a pronunciare i voti religiosi. Il 12 dicembre 1877 partì per l'Africa e divenne superiora provinciale a El Obeid. Ma il 19 gennaio 1883, durante la rivoluzione Mahdista, fu fatta prigioniera insieme ad altre consorelle. Iniziò così un calvario di sedici anni. Le sue "Memorie della prigionia mahdista" raccontano con serena lucidità questa straordinaria testimonianza di fede.

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L'ORA DEL CORAGGIO E CONCLUSIONE

Il 10 ottobre 1881, Daniele Comboni morì improvvisamente a Khartoum. La sua scomparsa pareva segnare la fine del progetto missionario, tanto che il cardinale di Canossa pensò persino di sopprimere l'istituto.

Ma Maria Bollezzoli non si arrese. Otto giorni dopo la morte del fondatore, scrisse alle suore in Africa una lettera straordinaria che potete vedere esposta qui:

"Figlie carissime, coraggio, siate forti e generose, non vi abbattete, non vi smarrite ma costanti ed intrepide mantenetevi nel posto assegnatovi dalla provvidenza divina; non volgetevi addietro, ma camminate franche sulle orme tracciatevi dal magnanimo vostro Padre. Sentite com'Egli dalla cima del monte dov'è omai giunto vi grida: avanti, avanti!"

Questa lettera divenne la bussola che guidò la congregazione nei momenti più bui.

Il 23 aprile 1901, Maria Bollezzoli morì a Verona. Sul letto di morte chiese di avere con sé due oggetti: il crocifisso e il libro delle Costituzioni, dicendo: "Queste sono le armi con le quali dobbiamo presentarci al cospetto di Dio."

Gli oggetti che avete visto oggi nell'Archivio Storico Comboniano sono più di semplici reperti storici: sono testimoni silenziosi di vite donate. Dal piccolo seme piantato da Daniele Comboni, curato con amore da Maria Bollezzoli e irrigato col sacrificio di Teresa Grigolini e tante altre, è fiorita una missione che continua ancora oggi.

"Essere Pane di Speranza tra i Popoli": questo è il motto che guida oggi le Suore Missionarie Comboniane. Come il pane che si spezza e si condivide, così le missionarie continuano a donarsi nei luoghi dove la speranza sembra venir meno. Questo spirito di donazione incondizionata, che ha animato le prime madri, vive ancora nelle sorelle che operano in quattro continenti.

Vi invitiamo a proseguire l'esplorazione dell'Archivio Storico, dove ogni oggetto ha una storia da raccontare, ogni documento una testimonianza da offrire. Perché conoscere le nostre radici ci aiuta a comprendere meglio il nostro presente e a costruire con maggiore consapevolezza il nostro futuro.

Il 10 ottobre 1881, Daniele Comboni morì improvvisamente a Khartoum. La sua scomparsa pareva segnare la fine del progetto missionario. Ma Maria Bollezzoli non si arrese e scrisse alle suore in Africa una lettera straordinaria: "Figlie carissime, coraggio, siate forti e generose, non vi abbattete, non vi smarrite ma costanti ed intrepide mantenetevi nel posto assegnatovi dalla provvidenza divina; non volgetevi addietro, ma camminate franche sulle orme tracciatevi dal magnanimo vostro Padre. Sentite com'Egli dalla cima del monte dov'è omai giunto vi grida: avanti, avanti!"

Dal piccolo seme piantato da Daniele Comboni, curato con amore da Maria Bollezzoli e irrigato col sacrificio di Teresa Grigolini e tante altre, è fiorita una missione che continua ancora oggi.

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