1931, sesto capitolo generale. Madre Costanza Caldara, dopo trent’anni, passa il testimonio. Viene eletta Pierina Stopani. Tutti sono contenti: Pierina ha esperienza, è stata formatrice, provinciale in Egitto, vicaria generale. È preparatissima.
Pierina ha cinquant’anni. Davanti a lei, presumibilmente, altri dieci-quindici anni di guida. Tempo sufficiente per consolidare l’espansione di Costanza e aprire nuove frontiere.
Nel 1932, Pierina annuncia il suo primo grande viaggio: visitare tutte le comunità d’Africa. Partirà da Egitto e scenderà fino al Sud Sudan. Sarà un viaggio lungo, faticoso. Ma Pierina vuole vedere di persona, incontrare le sorelle, toccare con mano la realtà delle missioni.
La vicaria generale, Carla Troensi, è preoccupata. Pierina non sta benissimo di salute. Forse è prematuro un viaggio così impegnativo. Carla si offre di accompagnarla almeno fino a Napoli, al punto d’imbarco.
Al momento del saluto, Carla scrive nel suo diario: “Sento che non rivedrò Madre Pierina”. È un presentimento. Una sensazione netta che non riesce a spiegarsi.
Pierina parte. Il viaggio inizia bene. Visita le comunità d’Egitto. Poi scende in Sudan. Arriva a Wau. Tutto procede.
Ma a Wau, durante la sua festa onomastica nel luglio 1932, Pierina comincia a sentirsi male. È un’infiammazione intestinale che si aggrava rapidamente. In pochi giorni le condizioni diventano disperate.
Pierina non perde mai coscienza. Sa cosa sta succedendo. Sa che sta morendo. E dice qualcosa di straordinario: “Dio mi ha scelta come sacrificio missionario. È bene che Dio sia conosciuto da tutti. Muoio sul campo del lavoro. Che grande grazia!”.
E poi aggiunge: “Offro volontariamente la mia vita perché lo spirito di Mons. Comboni continui a vivere nella nostra congregazione”.
Il 3 agosto 1932 – tre mesi dopo l’elezione – Pierina Stopani muore a Wau. Ha cinquantun anni. Novanta giorni di superiorato generale.
A Verona arriva il telegramma. Carla Troensi, che è vicaria, diventa automaticamente superiora generale. Scrive nel suo diario: “Sento un peso enorme. Non sono preparata. Avevo Madre Pierina come guida. Ora sono sola”.
Ma forse Pierina aveva compiuto esattamente la missione che Dio le aveva chiesto. Non “guidare per anni”. Semplicemente “andare, visitare, morire sul campo”.
Pierina fu sepolta a Wau. La sua tomba divenne subito un luogo di preghiera. Le donne sudanesi che venivano alla missione chiedevano: “Dov’è la tomba della Madre che è morta qui?”. E pregavano.
Novanta giorni sembrano niente. Ma Pierina, in quei novanta giorni, disse tutto: la missione non si misura in anni di servizio. Si misura in disponibilità. Quando Dio ti chiama – per trent’anni o per novanta giorni – la risposta è la stessa: “Eccomi”.
E tu? Come reagiresti se scoprissi che il progetto per cui ti sei preparato tanto durerà solo tre mesi? Penseresti “che spreco” o “che privilegio”?
Fonte: AMN, 27






