Chi era Pia Maria Galli? Non lo sappiamo con certezza. Sappiamo solo che era stata badessa di un convento di clausura, probabilmente a Padova. Il convento fu soppresso dalle leggi governative italiane che chiusero centinaia di monasteri. Pia si trovò improvvisamente senza casa, senza comunità, senza prospettive.
Nel 1872, Daniele Comboni stava cercando disperatamente una formatrice per le giovani aspiranti che si radunavano a Verona. Qualcuno gli segnalò Pia Galli: ex badessa, donna di esperienza, conosciuta per il suo valore spirituale.
Comboni la contattò. Pia accettò. Nel gennaio 1872 si trasferì a Verona per formare le future Pie Madri della Nigrizia. Era la prima formatrice. Le giovani dipendevano completamente da lei per apprendere la vita religiosa.
Ma Pia aveva un problema: era stata badessa. Era abituata a governare una comunità in piena autonomia. Non era abituata a ricevere ordini, soprattutto da uomini. E quando Stanislao Carcereri, vicario di Comboni, tornò dall’Africa e cominciò a interferire nella formazione, Pia non lo accettò.
Carcereri aveva portato a Roma le regole dell’Istituto per la revisione richiesta da Propaganda Fide. Quando presentò il testo, trovò sul tavolo una lettera. Una lettera anonima – firmata solo con iniziali mai decifrate – indirizzata a Propaganda Fide.
La lettera diceva, in sostanza: “Fate attenzione a queste regole. Qui ci sono giovani molto generose che domani si troveranno lontane, in Africa. Devono essere protette. Queste regole devono tutelarle adeguatamente”.
Carcereri andò su tutte le furie. Qualcuno stava scrivendo “alle sue spalle” a Propaganda Fide per criticare il suo lavoro. Chi era? Lui era certo: Pia Galli.
Quando tornò a Verona, senza aspettare il permesso di Comboni che era in Africa, licenziò Pia Galli. La destituì dal ruolo di formatrice. Le disse che poteva rimanere nella casa se voleva, con un’altra sorella, ma non come formatrice.
Quando Comboni lo seppe, non gli piacque. Quella decisione spettava a lui, non a Carcereri. Ma ormai il danno era fatto. Pia era stata umiliata pubblicamente. Le giovani che aveva formato assistettero alla sua destituzione.
Comboni cercò di riparare: permise a Pia di restare nella casa, le garantì sostentamento. Ma Pia Galli, l’ex badessa che aveva accettato di ricominciare da zero per formare le prime missionarie, finì i suoi giorni in silenzio, privata del ruolo per cui era stata chiamata.
La storia non dice se davvero fu lei a scrivere quella lettera. Ma dice qualcos’altro: che a volte le persone più qualificate sono anche le più difficili da gestire. Che l’esperienza può diventare rigidità. Che una badessa abituata all’autonomia fatica a obbedire a un prete che considera meno esperto di lei.
Pia Galli sparisce dalle cronache dopo il 1872. Non sappiamo quando morì, né dove. Fu cancellata dalla storia ufficiale. Ma quella lettera – se davvero fu lei a scriverla – diceva una verità: quelle giovani avevano bisogno di protezione. E forse Pia, con tutta la sua rigidità, questo lo aveva capito meglio di altri.
E tu? Hai mai dovuto ricominciare da zero dopo essere stato “qualcuno”? E come hai gestito l’umiliazione di perdere il ruolo per cui eri riconosciuto?
Fonte: AMN, 20






