Febbraio 1880. Maria Bertuzzi ha vent’anni quando parte da Verona diretta a El Obeid, nel cuore del Sudan. È piena di entusiasmo. Ha fatto la professione da poco. Sogna la missione. Finalmente ci va.
Il viaggio è lungo. Da Khartoum a El Obeid c’è un mese di deserto. Si viaggia in carovana, a dorso di cammello, sotto il sole implacabile. Ma Maria è giovane, forte, determinata. Ce la farà.
Invece no. Durante l’attraversamento del deserto, Maria comincia a stare male. All’inizio sembrano i normali disturbi del viaggio: stanchezza, disidratazione, febbre leggera. Ma peggiora rapidamente.
Quando la carovana arriva a El Obeid, Maria è in fin di vita. Le sorelle la accolgono, la portano nella piccola infermeria della missione, cercano di curarla. Ma è troppo tardi. Pochi giorni dopo l’arrivo, il 18 febbraio 1880, Maria Bertuzzi muore.
Aveva vent’anni. Tre mesi di professione religiosa. Zero giorni di missione effettiva.
A El Obeid si apre la prima tomba delle Pie Madri della Nigrizia. La prima di una lunga serie. Perché il Sudan non perdonava. La malaria, la dissenteria, le febbri tropicali mietevano vittime continuamente. Ma Maria fu la prima.
Nelle cronache della missione, si legge la disperazione di Don Gian Battista Fraccaro, superiore di El Obeid: “È morta senza aver fatto nulla. Senza aver insegnato a un bambino, senza aver curato un malato, senza aver predicato il Vangelo. È morta appena arrivata”.
Ma Madre Costanza Caldara, anni dopo, commentando questa morte, scrisse qualcosa di diverso: “Maria Bertuzzi ha fatto la missione. L’ha fatta morendo. Ha testimoniato che la missione non è ‘fare cose’. È ‘essere dove Dio ti manda’. Maria è stata dove Dio l’aveva mandata. Per tre giorni. Ma ci è stata”.
Questa prospettiva ribalta tutto. Maria non è “morta prima di cominciare”. Ha compiuto la sua missione. Che era semplicemente: andare. Arrivare. Essere lì. Anche se “lì” significava solo una stanza di infermeria e una tomba nel deserto.
La tomba di Maria Bertuzzi non esiste più. Durante la Mahdia, il cimitero della missione fu distrutto. Ma la sua storia rimane. Rimane come domanda inquietante: cosa significa “compiere la missione”? Significa necessariamente realizzare progetti, vedere frutti, contare risultati?
O significa, più radicalmente, essere fedeli alla chiamata anche quando la chiamata ti porta solo a morire in un letto in Sudan dopo tre mesi di vita religiosa?
Maria Bertuzzi è la patrona silenziosa di tutti i missionari che muoiono “prima”. Prima di imparare la lingua. Prima di aprire la scuola. Prima di vedere conversioni. Prima di lasciare un’opera visibile. Lei dice: la missione non sono i risultati. La missione è la risposta. E io ho risposto.
E tu? Come misuri il “successo” della tua vita? Cosa cambierebbe se scoprissi che il semplice “essere dove Dio ti vuole” è già compimento, anche senza risultati visibili?
Fonte: AMN, 10 – A/1






